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Ripercussioni della Brexit anche sull’ESA? E’ molto probabile.

 Unione europea e ESA sono, come è noto, due entità europee distinte e pertanto dal punto di vista formale il Regno Unito, pur uscendo dall’Unione Europea, continuerà ad esercitare in modo immutato il suo ruolo nell’ESA fondata nel 1975 anche dal Regno Unito.
Eppure potrebbe non essere così e nell’imminennza delle fasi operative finali della Brexit aumentano le preoccupazioni per l’Inghilterra ed ovviamente per i suoi partners,
Un esempio per tutti è il programma di navigazione satellitare Galileo che è di proprietà dell’Unione europea, ma è realizzato con il supporto dell’ESA:
E’ un argomento sollevato già molti mesi fa  dal Financial Times che si sofferma sopratutto sul rischio che le compagnie britanniche perdano importanti contratti nel settore spaziale.
La Commissione europea infatti nel definire le condizioni per l’ultima fase di lavoro riguardante il sistema di navigazione satellitare Galileo, ha rivendicato il diritto di cancellare senza penali eventuali appalti esistenti nel caso in cui un fornitore non abbia più sede in uno Stato membro.
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Presto nel Regno Unito un parco per la scienza e la tecnologia.

Sarà presto costruito nel Regno Unito un parco di sviluppo della Scienza, dell’innovazione e della tecnologia nell’area situata atto  fra le città di Bedford, Luton e Stevenage, che verrà dismessa entro fine 2020. Area che potrebbe addirittura diventare polo leader della ricerca in Europa.
 Il progetto include  anvher una delle piscine più grandi del mondo, con una profondità di 50 metri (tre volte più profonda del Neutral Buoyancy Laboratory della NASA), un hotel con 120 posti letto, un teatro per conferenze e un centro di formazione per gli astronauti.”.
Oltre alla piscina ci sarà anche una “centrifuga umana” di quelle impiegate per la formazione degli astronauti, progettata per abituare il corpo umano a prevenire la perdita di coscienza indotta da elevati tassi di accelerazione G. Ne avevamo parlato in occasione
 La struttura, secondo gli auspici  potrebbe spianare  la strada per il volo spaziale commerciale consentendo anche alla “gente comune di sottoporsi a un programma di formazione completo per astronauti.
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La regina Elisabetta nel suo discorso inaugurale al Parlamento non dimentica lo spazio.

Lo spazio resta un settore strategico ed attuale per il Regno Unito.
Lo ricorda la Regina Elisabetta nel suo discorso al  nuovo Parlamento britannico.
Il Regno Unito resta  membro di ESA il cui ruolo è ben distindo dall’Unione Europea, anche programmi strategici come Galileo appaiono condizionati dalla Brexit.
IL regno Unito intende continuare a crescere nel settore spaziale consolidando la sua vocazione commerciale, anche mediante la realizzazione nel futuro di uno spazioporto per voli suborbitali turistici e per il decollo satellitare.
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Grane per il Regno Unito in ESA: effetto Brexit?

Rapporti non buoni tra Regno Unito ed ESA.
Ne potrebbe venire compromesso il secondo volo nello spazio dell’astronauta britannico Tim Peake, dopo la missione dell’anno scorso sulla Stazione spaziale internazionale.
Al momento non vi è accordo sulle contribuzioni del Regno Unito all’ESA.
L’ESA chiede un aumento di 41 milioni di euro in tre anni; Londra respinge la richiesta. La Gran Bretagna finanzia il 7,9 per cento della spesa dell’Agenzia (5,75 miliardi di euro nel 2017), contro il 22,7 per cento della Germania e della Francia e il 14,6 per cento dell’Italia; la percentuale nel programma della Stazione spaziale è ancora più bassa, del quattro per cento.
Insomma acque inquiete!
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Brexit: come modifica il ruolo del Regno Unito nel programma di navigazione Galileo?

E’ pur vero che il Regno Unito è membro di diritto dell’ESA, ma è altrettanto vero che il programma di navigazione satellitare Galileo è srealizzato nel quadro dell’Unione Europea.
Pertanto la Brexiti secondo gli analisti del settore potrebbe influire e non poco.
E’ un argomento sollevato dal Financial Times che si sofferma sopratutto sul rischio che le compagnie britanniche perdano importanti contratti nel settore spaziale. La Commissione europea ha definito le condizioni per l’ultima fase di lavoro riguardante il sistema di navigazione satellitare Galileo, ed ha rivendicato il diritto di cancellare senza penali eventuali appalti esistenti nel caso in cui un fornitore non abbia più sede in uno Stato membro.
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Il Regno Unito esce dall’Europa con la Brexit e mette il piede sull’acceleratore spaziale.

La Brexit non frena òa prospettiva di ctrescita del Regno Unito.
Grazie a nuove leggi speciali entro la fine del 2017 e a copiosi finanziamenti elargiti dal governo sin da quest’anno, l’UKSA, ovvero l’Agenzia Spaziale del Regno Unito, si prepara infatti a conquistare lo spazio. Inizierà dalle fondamenta, con la costruzione di numerosi spazioporti dislocati su tutto il suolo britannico. Essi non solo daranno il via ai voli spaziali commerciali, considerati un tassello fondamentale nelle economie del futuro, ma agevoleranno anche la ricerca medica grazie ad esperimenti mirati condotti a gravità zero.
 Gli scienziati britannici andranno in orbita per sperimentare nuovi vaccini, farmaci ed antibiotici che in quelle particolari condizioni di gravità si sviluppano diversamente. Saranno altresì effettuati astudi sull’invecchiamento e sulla fisiologia del nostro organismo.
Si ipotizza anche  di creare tanti nuovi posti di lavoro e generare ricchezza attraverso il turismo; basti pensare che il primo volo commerciale nello spazio sarebbe previsto già per il 2020.
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Regno Unito: pieno supporto all’ESA, malgrado la Brexit.

Come abbiamo posto in evidenza in precedenti articoli la Brexit non ha implicazioni dulle dinamiche spaziali britanniche in ESA.
Ifatti, nell’imminenza della conferenza dell’ESA che si apre domani a Lucerna, il Governo del Regno Unito ha sottolineato la piena aderenza all’ESA che rappresenta la maggiore partecipazione di finanziamenti.
E’ ben nota la capacità inglese di conseguire eccellenti ritorni industriali dall’ESA e continuerò a farlo, malgrado i venti di opposizione nazionalistica nel Paese.
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Mazzette aerospaziali.

Non parliamo di cose italiane, ma del Regno Unito.
Secondo quanto riferito dai quotidiani britannici  un grosso gruppo industriale sarebbe coinvolto in casi di tangenti per ottenere appalti in 12 Paesi del mondo
Si parlerebbe anche del pagamento di una ‘mazzetta’ da 10 milioni di sterline per una commessa in India relativa ai motori di un velivolo militare.
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La Brexit e le sue conseguenze in Regno Unito nel settore spaziale.

Resta tutto immutato almeno formalmente in ESA dopo il voto britannico sulla Brexit.
La questione spaziale rimane comunque incerta, se non in altro per gli impatti sul  programma Galileo. dell’Unione Europea.
Infatti, secondo quanto riportato anche dal Financial Times, vi sarebbe grande preoccupazione all’interno dell’industria spaziale britannica,
Esponenti finanziari britannici  avrebbero  scritto al ministro della scienza del Regno Unito mettendo in guardia sul temuto blocco di forniture nel programma Galileo dell’Unione Europea.
Oltre alle offerte esistenti per un importo di 3 miliardi di euro, per completare la costellazione dei satelliti, l’industria britannica stima che il mercato potenziale per le applicazioni dei servizi legati a Galileo potrebbero ammontare a 6 miliardi di euro entro il 2025.
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Regno Unito: brexit e futuro del settore spaziale.

La prossima settimana sarà cruciale per il Regno Unito e per l’Europa. Vi sarà il referendum britannico sulla Brexit. Cosa accadrà se prevale il si alla Brexit?
Le ripercussioni saranno complesse anche nel settore spaziale.
Intanto una Commissione parlamentare britannica chiede un programma spaziale nazionale.
Si chiede al Governo  a creazione di un programma spaziale nazionale, da gestire in parallelo con la partecipazione alle attività dell’Agenzia spaziale europea.
 Ad oggi infatti la maggior parte delle attività britanniche nel settore spaziale è concentrata concentrate nel campo dei satelliti per le comunicazioni e la sorveglianza (un indotto che dà lavoro a 35 mila persone). Il settore che  cresce a un tasso dell’8 per cento annuo dovrebbe arrivare
al 10 per cento entro il 2030.
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